Mountainbike Tour Caporciano L'Aquila

Höhenprofil (732 m bis 1.062 m)

Höhendifferenz

330 m

Gesamtanstieg

604 m

Gesamtabstieg

604 m

GPSies-Index 6,03 ClimbByBike-Index 34,97 Fiets-Index 0,45


Über diese Strecke

Qualität der Strecke
Länge
28,13 km
Geo-Koordinaten
3399 (3 Teilstrecken)
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Rundkurs

28,13 km

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Racconto di Grazia Mucci. 

La piana di Navelli e la sua storia

Su e giù in mountain bike tra castelli abbandonati, antiche città e vie pastorali
Quando la sveglia suona alle 7 di un inaspettato lunedì di vacanza, ti domandi se non faresti meglio a girarti dall’altra parte e goderti il tepore del piumone e la calma della penombra. Però…sei stata tu a prendere l’impegno per una giornata su e giù per le montagne in mountain bike, tu quella che ‘no, ma adesso voglio uscire in bici più spesso’ e sempre tu quella che ‘uè, fatemi sapere quando andate che vengo di sicuro’. Non è proprio il caso di mollare il bidone così. Presa fra questi pensieri, è un attimo che ti ritrovi a scendere dalla macchina, caricata come neanche l’ammiraglia della Lampre, e a salutare gli amici assonnati quanto te.
‘Dove si va?’, ‘Mah, andiamo verso l’interno e fermiamoci dove ci ispira di più’. Diversi chilometri e qualche chiacchiera dopo, l’ispirazione coglie la nostra guida, Claudio Cini, lungo la piana di Navelli: ci spingeremo su per i pendii che si inerpicano fino a Caporciano e Bominaco, minuscoli borghi dell’aquilano risparmiati dalla devastazione del terremoto.
Scendiamo dall’auto e respiriamo un’aria che sa di autunno inoltrato, foglie cadute e comignoli fumanti, frizzante abbastanza da costringerci a salire in sella e cominciare a scaldare le gambe.
La sterrata che porta al paese non concede tempo ai muscoli ancora freddi. E’ un’’appettata’ lunga e ciottolosa che già mi sconforta. Cerco di tenere dietro a Claudia e Antonella che pedalano disinvolte e si allontanano sempre di più. Le gambe spingono a fondo, il respiro si accorcia…ed è solo l’inizio! Ma io non mollo adesso e faccio bene, perché quando il sentiero rimpiana, si apre infinita la vista sulla vallata e i monti che la proteggono. C’è un cielo insolitamente azzurro per essere dicembre e un sole spavaldo che illumina campi, alberi e cespugli vestiti della brina del mattino. Abbraccio quella vista con lo sguardo e inspiro l’aria profondamente -mi servirà per la prossima salita!-
Lontano, isolato e diruto, si staglia il castello di Bominaco. Lo raggiungiamo salendo per un sentiero punteggiato di alberi che lasciano il posto ad un’ampia distesa di verde. Mentre pasteggiamo a acqua e panettone casereccio, Claudio e Claudia, l’uno contando sul senso di orientamento e l’altra su un’app da smartphone, ci ragguagliano su paesi e creste ben riconoscibili dalla torre di avvistamento.
Ci divertiamo a lasciar andare le ruote su un lungo pavè di rosse foglie secche per giungere alle porte del paese di Tussio. C’è silenzio tra i vicoli, ma si percepisce la presenza dei pochi abitanti anche nella cura con cui adornano le case con vasi di ciclamini e alberelli natalizi. Scesi lungo una breve ma ripida scalinata -che Claudio, Claudia e Antonella aggrediscono impavidamente con le loro bici- arriviamo alla fine del paese e riprendiamo la strada che conduce a Prata d’Ansidonia. Poco fuori del paese ci lasciamo tentare dalla curiosità di addentrarci nel Castel Camponeschi, borgo castellato di cui restano i ruderi di una torre e della cinta muraria. Camminando sull’acciottolato dei vicoli, tra le case rurali e la piccola chiesa, si respira la suggestione magica dei secoli passati ma anche la desolazione di un luogo depredato negli anni e oramai in stato di abbandono.
Con uno spassoso single track e un’erta salita lungo la cresta del pendio scendiamo all’area archeologica dell’antico abitato di Peltuinum sul pianoro attraversato dalla Via Claudia Nova. Ci sorprende l’estensione del sito e la presenza di non pochi resti: l’anfiteatro, le domus, il tempio e le postazioni di dogana testimoniano quanto importante fosse questo insediamento sin dall’epoca romana.
Il tempo di farci una cultura sui pannelli didascalici e di ammirare i rigogliosi cespugli di vischio e siamo in sella per tornare al punto di partenza attraverso l’antico tratturo che da L’Aquila conduceva greggi e pastori transumanti fino alla Puglia. Il sole è alto adesso sulla piana e l’aria è tiepida e carezzevole. Io mi godo la sgambata finale anche se i muscoli fremono e lo stomaco brontola. Nell’incamminarci verso casa non posso non pensare a quanta ricchezza custodisce questo pezzo di Abruzzo e quanto tenacemente sembra volersi aggrappare ai suoi piccoli centri e alla loro meraviglie per tornare ad essere come era prima del terremoto che l’ha piegato.
Piacevoli -e non trascurabili- effetti collaterali di un’estemporanea uscita in mtb con Claudio Cini: essere invitati a pranzo da mamma e papà Cini che ti ricaricano con spaghetti, polpette, vino rosso e un fiume di racconti, ricordi e risate. A questo punto replicherei la levataccia pure la prossima settimana…

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Koordinaten des Startpunktes

N 42°14.932' E 13°40.694'
N 42°14'55.955" E 13°40'41.675"
N +42.2488764 E +13.6782433

Koordinaten des Endpunktes

N 42°14.938' E 13°40.694'
N 42°14'56.297" E 13°40'41.643"
N +42.2489714 E +13.6782342

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